Le caratteristiche individuali di ogni soggetto autistico possono essere molto diverse, ma esistono delle aree nelle quali il disturbo si manifesta e che aiutano a definire quella che oggi  viene chiamata sempre più spesso “neurodiversità”:

  • comunicazione: difficoltà nella produzione verbale e non verbale e a comprendere il linguaggio verbale e non verbale. Le persone autistiche possono avere difficoltà di articolazione del linguaggio e dei suoni e interpretare il linguaggio in maniera letterale, non cogliendo le sfumature come l’ironia o i giochi di parole
  • sociale: l’interesse e la capacità di avviare la comunicazione sociale o di rispondere alle aperture sociali altrui è compromessa o anomala
  • immaginativa: interessi ristretti, comportamenti e abitudini rigidi, ripetitivi e stereotipati
  • ansia e regolazione emotiva: manifestazioni anomale delle emozioni, difficoltà o incapacità di riconoscere le emozioni negli altri e di adattare di conseguenza il comportamento
  • sensoriale: poca sensibilità o ipersensbilità a stimoli di tipo diverso che possono causare comportamenti di difesa o di ricerca di stimoli sensoriali
  • funzioni esecutive: riguardano la capacità di pianificare, di organizzarsi e di modificare il comportamento in base al contesto e alle circostanze, e possibili risposte inadeguate
  • attentiva: difficoltà a modificare l’oggetto dell’attenzione e le proprie azioni e routine, ad affrontare i cambiamenti, a passare da una attività all’altra

Il disturbo dello spettro autistico può presentarsi anche associato a:

  • Compromissione intellettiva
  • Compromissione del linguaggio
  • Altre condizioni mediche o genetiche o fattori ambientali
  • Un altro disturbo dello sviluppo neurologico, mentale o comportamentale

L’intervento terapeutico nell’autismo tiene in considerazione tutti questi aspetti e anche i punti di forza di ogni bambino o ragazzo autistico: molti soggetti autistici, per esempio, hanno ottime capacità di discriminazione e analisi visiva che possono essere sfruttate con successo per esempio a scuola e nelle attività didattiche, per favorire l’apprendimento.

Autismo e scuola: la tecnologia al servizio dell’apprendimento

La scuola che accoglie un bambino o un ragazzo autistico deve fornirgli sostegno adeguato e costruire un PEI, il Piano Educativo Individuale, con la collaborazione della famiglia, delle figure specializzate di riferimento, in genere il neuropsichiatra infantile, e dei terapisti che lo seguono nelle attività di riabilitazione.

Il PEI deve indicare anche tutti le iniziative e gli strumenti utili all’apprendimento, compresi gli strumenti tecnologici e informatici: computer, tecnologie audio e video e software che aiutano lo studente a creare, immagazzinare e scambiare informazioni per imparare.

I mezzi informatici hanno caratteristiche specifiche che li rendono adatti all’uso da parte di un bambino o ragazzo autistico:

  • donel’esistenza di una gamma ampia di programmi permette di scegliere quello più adatto a ogni bambino
  • doneil software che prevede livelli di difficoltà diversi è adattabile a ogni singolo percorso psicoeducativo
  • donegli stimoli proposti possono essere programmati e la loro prevedibilità è adatta al bambino che fatica ad anticipare gli eventi
  • donela prevalenza di materiale visivo soddisfa i soggetti che hanno abilità visuo-spaziali spiccate
  • donele ripetizioni virtualmente infinite agevolano chi ha necessità di ripetere molte volte lo stesso esercizio per imparare
  • donei feedback sono puntuali e sistematici e funzionano come rinforzo, gratificando e motivando lo studente
  • donel’interazione con un software non coinvolge le abilità sociali e facilita la concentrazione sul compito da eseguire
  • donela possibilità di scegliere e limitare le informazioni evita le distrazioni
  • donela richiesta del software di prendere decisioni e fare delle scelteaiuta a suddividere il ragionamento in fasi e allevia la difficoltà di pianificare.

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